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Saronno TchoukBall Club

Nicole Scavazzon

By andrea.volonte March 2, 2014

NOME: Nicole

COGNOME: Scavazzon

ETA‘: 23

SQUADRA: Saronno Pollux

N° MAGLIA: 13

MOTTO: più che un motto è una filosofia di vita: “ Vivi e lascia vivere!!!!!!!!!!”

SOPRANNOME: NIKI

RUOLO: ALA SINISTRA, ma “nasco” come CENTRALE di CENTRO nel modulo 3-1-3

Ciao Niki e benvenuta a “Conosci i Saronno Comets?” Partiamo come al solito dalle origini: Come hai conosciuto e cosa ti appassiona di più di questo sport?

-Ciao a tutti! Ho conosciuto questo fantastico sport in terza media, quando un giorno la mia insegnante di educazione fisica, Prof. Monica Sozzi, ci ha proposto questo nuovo gioco durante le sue ore di lezione. Inizialmente pensavo fosse solo un gioco, non che potesse diventare lo sport che avrei portato avanti per così tanto tempo, ma iniziando a fare i tornei (provinciali scolastici e Rimini 2005 accompagnati dai genitori) mi sono appassionata sempre più! Quello che più mi coinvolge di questo sport è la sua dinamicità: mentre giochi non esiste uno schema preciso da seguire, devi osservare e giocare in base alla disposizione in campo degli avversari: devi soprattutto usare la testa! Questo andare fuori dagli schemi rende il gioco sempre diverso e divertente. Capisco che ad un primo impatto si è straniti o scettici, ma bisogna provare per credere!

Quali sono state le tue esperienze da tchouker?

-Le mie esperienze da tchouker… All’inizio, nel lontano 2005, ho fatto semplicemente dei tornei “just for fun”, i provinciali studenteschi e Rimini. Nel 2006, approdata al liceo, ho incontrato Chiara Volontè e ho iniziato a praticare questo sport più regolarmente, iscrivendomi al gruppo sportivo del liceo ed andando ad altri tornei, tra cui Neuchatel a Marzo, Rimini a maggio e i provinciali studenteschi. Nel 2007 mi sono iscritta al Saronno Tchoukball Club e da quel momento ho iniziato la mia avventura nel Saronno! In quell’anno ho preso parte al primo campionato italiano e da lì sono seguiti vari tornei: Rimini, Limbiate sotto le stelle, Neuchatel, torneo di Saronno… Con il primo campionato, e l’aiuto di molte persone, questo sport ha iniziato a diffondersi sempre più, basti considerare che dal 2010 abbiamo serie A e serie B! Oltre ai tornei fatti con la società e quelli fatti con gli amici per puro divertimento, ho avuto anche una parentesi nazionale: nel 2008 ho giocato con la nazionale under 18 l’europeo in repubblica Ceca ad Usti. Questa è stata una delle esperienze più belle: so che sembra scontato, ma avere addosso la maglia della nazionale ti dà una grinta in più! A Hereford, invece, ho giocato con la nazionale polacca, in quanto loro non avevano abbastanza giocatrici. Chiaro non è come giocare con la tua nazionale, non senti lo stesso spirito che ti coinvolge, ma è sempre un’esperienza in più e devo ammettere che nonostante i risultati è stato molto piacevole!

Sei stata una delle prime donne a giocare a tchoukball, come si è evoluto secondo te questo sport?

-Nel corso degli anni, a mio parere, si è evoluto molto questo sport sotto tanti punti di vista. Il gioco, la tattica e la spettacolarità sono nettamente migliorati: questo è stato reso possibile grazie alla notevole diffusione avuta nei primi anni del campionato, siamo passati da poche squadre ad avere un campionato italiano ed ora ad avere addirittura due serie. Inoltre, si è notevolmente evoluto lo spirito di gioco, i primi anni i risultati erano più scontati a favore delle squadra che praticavano il tchoukball da più tempo, ora ci sono più squadre che hanno circa lo stesso livello e questo favorisce sicuramente il gioco: non si gioca più solo per divertirsi, ma anche per raggiungere dei traguardi importanti come vincere il campionato e “qualificarsi” per l’EWC. A mio parere si è anche evoluta la figura della quota rosa: inizialmente veniva poco considerata, in campionato era in campo più per una questione di regolamento che per altro, ora le donne giocano a pannello e spesso ne troviamo in campo più di una!

Hai avuto modo di giocare con molte persone, con quali compagni hai legato particolarmente?

-Sicuramente la persona con cui ho legato più di tutti e che mi ha portata a giocare a Saronno è Zaffa. Bisogna dire che i primi Pollux erano qualcosa di speciale, uscivamo insieme tutti i sabato sera ed eravamo un vero e proprio gruppo! Andando avanti con il tempo, alcuni sono saliti nei Castor, altri se ne sono andati e mi sono trovata ogni anno in squadra con persone diverse. Non posso dimenticare, in questi anni, Carla e Andrea Volontè, con cui ho diviso l’esperienza in serie B e l’anno scorso nei Pollux, eravamo il mitico pannello della Fenice! Inoltre, anche se non è stato un mio compagno di squadra, ma un mio allenatore ho legato molto con Andrea Lanza, che mi ha spinta sempre a dare il massimo e a raggiungere i miei obiettivi!

Come riesci a incastrare gli impegni lavorativi con lo studio e lo sport?

-Andando in università dal lunedì al venerdì, lavorando il weekend e avendo 2/3 allenamenti alla settimana a volte non è proprio facile incastrare tutto, considerando anche di avere un fidanzato, degli amici ed una famiglia che ogni tanto vorrebbe vederti a casa, ma non è impossibile! Basta saper dare la giusta priorità alle cose che fai e tutto diventa più facile, ma chiaramente non si può avere tutto e a volte bisogna fare delle rinunce. L’importante è capire se ne vale la pena o meno di fare quello che stai facendo e, in questo momento, io ne sono convinta al 100%.

Avendo giocato anche in nazionale, hai provato un’ esperienza di gioco tutta al femminile. Quali sono le differenze tra questo tipo di esperienza e il campionato?

-Più che una differenza tra giocare in una squadra tutta femminile ed una mista (campionato), penso che a far la differenza sia indossare la maglia della nazionale o quella del club. Quando giochi in nazionale e indossi la maglia Azzurra senti addosso delle “responsabilità” diverse, provi emozioni nuove ed è tutto più esaltante. Quando ho giocato a Usti in rep. Ceca non sentivo la fatica in campo, in una partita ho fatto 3 tempi consecutivi e non mi sono fermata un attimo! Naturalmente, finita la partita la stanchezza ti colpisce, ma in campo ti senti invincibile. Inoltre, cambia anche lo spirito in campo: tra nazionale e campionato gli obiettivi sono diversi e lo è anche il tempo in cui conseguirli. In campionato hai tutto l’anno per cercare di dare il massimo e conquistare il primo posto, mentre in un europeo, ad esempio, hai 5 giorni per dare il meglio di te!

Quale è stata la tua stagione più esaltante?

-Sinceramente non penso di aver avuto una stagione più esaltante di altre, ma ci sono due partite che mi sono rimaste nel cuore: la semifinale del primo campionato italiano giocata dai Pollux con Limbiate e l’ultima partita dei playoff della serie B a Lendinara con Bergamo, quando giocavo con i Saronno Mizar. Nel primo caso è stata una partita spettacolare, non tanto per i gesti atletici, che nel tempo si sono evoluti molto di più, ma per lo spirito che tutta la squadra aveva messo in campo: tutti ci davano per sconfitti, i “piccoli” con poca esperienza contro quelli che di esperienza ne avevano molta più, invece, con la grinta messa in campo abbiamo vinto e siamo arrivati in finale! Nel secondo caso, la partita era un po’ meno scontata: con Bergamo avevamo sempre giocato male e perso, ma bisognava lottare e dimostrare qualcosa in più; non c’eravamo riusciti, ma nonostante fossimo sotto, ognuno di noi aveva dato il massimo per la squadra e non aveva mollato un attimo, anche se stremati dai 2 giorni di partite. È bello ricordare momenti di soddisfazione nelle sconfitte, momenti in cui ti rendi conto che hai dato il massimo e che non puoi rimproverarti niente, ma devi solo complimentarti con il tuo avversario per essere stato più forte!

Cosa ne pensi del cammino dei Pollux dall’inizio di quest’anno?

-Quest’anno i Pollux sono una squadra nuova, giovane e molto motivata. L’inizio del campionato non è stato facile, rispetto all’anno scorso la squadra era completamente cambiata, ero rimasta solo io dei vecchi Pollux, tutti gli altri provenivano da Mizar, Polaris o erano nuovi: quindi non è stato facile giocare insieme, non ci conoscevamo. Abbiamo iniziato ad allenarci con costanza e determinazione e ora, dopo circa 4 mesi, siamo una squadra a tutti gli effetti. Chiaramente abbiamo ancora bisogno di crescere molto e acquisire sempre più esperienza, ma, da capitano, sono orgogliosa di come stanno diventando questi Pollux! Stiamo migliorando molto di partita in partita, dobbiamo crescere ancora tanto, ma siamo sulla buona strada! Quindi forza Pollux e continuiamo così!

Quale sarà il tuo futuro in questo sport?

-Nell’imminente futuro ci sono le selezioni per la nazionale per l’europeo di quest’estate! Successivamente penso di continuare la mia avventura a Saronno, impegnandomi, cercando di dare il massimo, e puntando sempre in alto!

Perché consiglieresti il tchoukball alle ragazze?

-Consiglio alle ragazze di provare questo sport, in quanto è molto coinvolgente, appassionante e divertente. Inoltre, anche se si gioca insieme maschi e femmine, non c’è contatto fisico. Quindi niente paura e venite a trovarci, c’è sempre bisogno di nuove leve!

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